Come tanti friulani ho seguito l’odissea del nostro Tocai con un certo distacco, all’inizio perché ero fiducioso che le nostre istituzioni, in qualche modo, fossero capaci di riprendere il maltolto, poi, via via che mi rendevo conto della sproporzione delle forze in campo, accentuata da un progressivo scadimento del nostro sistema regione, ho maturato il convincimento che la battaglia finora condotta fosse perduta.
Basta leggere la pubblicazione de Il Vigneto Friuli dall’arrivo dei Romani alla “partenza” del Tocai, edita nel 2005 dal Ducato del Vini Friulani, a cura di Claudio Fabbro, per rendersi conto che il Calvario del Tocai non può trovare soluzione con i Tocai del Collio Goriziano e a suon di carte… bollate.
Il tokaj ungherese…
Il preludio, che il confronto non è solo fra Italia e Ungheria, lo si riscontra fin dalle prime schermaglie, quando Il Piccolo (2.10.1988) annuncia la Guerra del Tocai: Austria-Friuli e poi Il Gazzettino (28.2.1990) titola un articolo: La Francia nemica nella guerra del Tocai. E conclusosi infine con una netta sconfitta, come ricordato dal Corriere della Sera (12.05.2005).
Ciononostante, si affronta la questione con la filosofia del di bessôi, in ordine sparso e senza una strategia adeguata.
… e il Tocai Friulano.
Bisogna innanzitutto riconoscere che la rivendicazione sulla denominazione del Tokaj/Tocai è stata tentata dagli ungheresi fin dagli anni 40 ed anche negli anni 50, proprio nel periodo che anche da noi veniva usata la loro denominazione o una simile, ovvero quella di Tokaj/y/i.
Se gli ungheresi già ci provarono in un contesto di mercato fortemente limitato dal cosiddetto blocco sovietico, per un prodotto da loro stessi considerato perlopiù nobile ed elitario in patria, ma che diventa la loro bandiera all’estero, a maggior ragione si può capire tale rivendicazione dopo la caduta del muro di Berlino e in prospettiva della loro entrata nella Comunità Europea.
Quest’ultimo avvenimento ha dato una forte accelerazione a questo processo in quanto in Ungheria, dove si sono concentrati forti interessi economici dei paesi occidentali, con tedeschi e francesi orientati ai settori strategici; in particolare questi ultimi si sono interessati alle infrastrutture (autostrade) e al business legato alla commercializzazione del Tokaj.
Ciò intanto spiega perché i francesi abbiano, con nonchalance, rinunciato alla denominazione del Tokay d’Alsace e, ovviamente, sponsorizzato la rivendicazione ungherese, gettando veleni su quella del Tocai italico.
Tale situazione ha prodotto una forte pressione sul nostro Tocai, che da italico si è ritrovato ben presto solo friulano, per via che l’Italia ha dovuto difendere la denominazione del parmigiano reggiano minacciata da altri partner europei, mentre le altre 23 province italiane interessate alla stessa denominazione del Tocai, sono state escluse dalla vicenda fin dall’inizio dalle istituzioni regionali che, con ben nove assessori avvicendatisi nel periodo, non hanno lasciato traccia di un’azione meritevole di citazione!
[...] Tocai, Friulano o cos’altro? La “guerra” del Tocai. Parte 2 (Ecco qui come promesso la seconda parte relativa al mio pensiero sulla vicenda che ha contrassegnato il nostro Tocai. La prima parte è qui). [...]
Da: Tocai, Friulano o cos’altro? La “guerra” del Tocai. Parte 2 « Il blog di Ugo Del Fabro su Aprile 6, 2008
alle 3:43 pm