Inserito da: delfabro | Aprile 1, 2008

Tocai, Friulano o cos’altro? La “guerra” del Tocai. Parte 2

(Ecco qui come promesso la seconda parte relativa al mio pensiero sulla vicenda che ha contrassegnato il nostro Tocai. La prima parte è qui).

Il can can sui media per la ricerca dei nomi, i ricorsi giudiziari, i convegni e i gemellaggi vari con gli ungheresi, che si sono permessi, con il Console d’Ungheria, di contribuire alla babele della nuova denominazione del Tocai, propinando Jacot – una parola di origine ebraica, che significa “che soppianta” -, una presa per il di dietro, il tutto non ha fatto altro che favorire gli interessi di chi aveva investito sul Tokaj d’oltralpe.

Tutti si sono affannati ad esaltare le diversità del nostro Tocai rispetto a quello ungherese, pardon francese, o… di entrambi, ma io trovo che oggi, ancor più di prima di questa odissea, essi abbiano quantomeno una cosa importante in comune, che va ben al di là degli interessi economici, entrambe le denominazioni sono una bandiera per i territori ed i popoli che rappresentano, ovvero quello ungherese e quello friulano!

Se la questione è riconducibile al valore identitario che veicolano due vini tanto diversi per caratteristiche proprie e di mercato, non si può pensare di condurre altre battaglie senza coinvolgere emotivamente le popolazioni ungherese e friulana, che per loro cultura sentono particolarmente questi valori.

Quindi, per entrambe le identità perdute si pone l’obiettivo di recuperare una componente esiziale (bandiera), che per gli ungheresi potrebbe essere quella di riprendersi la cabina di regia rappresentata del Consorzio del Tokaj, ora in mano a stranieri, invece per noi, quella di recuperare uno spirito unitario fatto di tenacia e concretezza, per costringere la Unione Europea a restituire la denominazione proibita, che altrimenti rischia di produrre le conseguenze, ben più difficili da rimarginare, di una identità negata.

Perciò occorre reimpostare la strategia su basi non prettamente economiche, che sono le stesse che hanno determinato la vendita del Tokaj ai francesi.

Ne si può credere che un mero intervento di marketing per lanciare una nuova denominazione del Tocai, che viene perlopiù consumato in Friuli, possa risanare la ferita aperta dalla privazione di un simbolo tanto importante per una Comunità che guarda con fiducia al futuro.

Dunque, l’occasione deve essere colta come opportunità per ridare slancio ad un settore che può fare da volano per una nuova fase di sviluppo del sistema agricolo friulano, che langue.

Io, un’idea in tal senso ce l’avrei.

CREARE UN CONSORZIO PER LA TUTELA DEL “TOCAI” COME DENOMINAZIONE PROIBITA!!!

DI PIU’, INSERIRE IN ETICHETTA LA INDICAZIONE FRIULANO, L’UNICA AL MOMENTO AUTORIZZATA SENZA LIMITI COMMERCIALI, PRECEDUTA DA QUELLA PROIBITA, OVVERO TOCAI, COPERTA DA UNA PELLICOLA COPRENTE (ADESIVA O RIMOVIBILE) CON LA SOVRASCITTA: “CON DECISIONE DEL CONSIGLIO DELLA COMUNITA’ EUROPEA N.9377247CE DI DATA 23 NOVEMBRE 1993”.

In questo modo, la “Denominazione proibita” verrebbe depositata e usata come marchio d’impresa grazie al consorzio così costituito. Non solo, ogni produtore può imbottigliare il vino regolarmente, ma anche ogni consumatore, sia in Italia che nel mondo, può riavere il piacere del “TOCAI”, anche se proibito.
Inoltre, per dare vigore e ufficialità a questa iniziativa, è stata predisposta una cartolina/etichetta, da inviare all’attenzione del Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, con una propria dedica.

Qui sotto potete scaricare le etichette proposte, nonchè il modulo della cartolina:

Etichetta 1

Etichetta 2

Cartolina


Risposte

  1. [...] (la seconda parte) [...]


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